ROMANTICISMO IN CITTA'

***


Secondo la tradizione, la “carne alla tartara” avrebbe preso il nome dai "Tatari", i guerrieri nomadi dell’Asia Centrale, ribattezzati poi nell’occidente cristiano “Tartari”. Le truppe a cavallo avevano l’abitudine di fare a pezzi la carne degli animali malati o feriti, e di metterla tra la sella e il dorso del proprio animale. Al termine di lunghe giornate di spostamenti, ottenevano un cibo macinato da un prodotto che altrimenti sarebbe andato perduto.
La tartara, deve prevedere l’utilizzo di filetto di manzo freschissimo, meglio se di razza Chianina, più saporita rispetto alla Limousine o alla Charolaise.

Prendete il filetto e sminuzzatelo con un coltello pesante, la carne deve saltare in pezzi, usate molta forza, riducetela ad una poltiglia e lasciatela frollare fuori dal frigorifero. Evitate di farvi macinare la carne dal macellaio oppure non cedete alla tentazione di usare il tritacarne. La tentazione sarà forte dopo i primi due minuti di uso del coltello quando sentirete avvampare il braccio. Purtroppo il calore che si sviluppa con il tritacarne dà inizio ad un processo di cottura che non rende gradevole il sapore, tantomeno la consistenza sul palato: tenetevi l’avambraccio caldo e il manzo fresco.  Il taglio deve essere effettuata a temperatura ambiente, quindi se avevate la carne in frigo toglietela un po’ prima, diciamo tre quarti d’ora per un pezzo di un chilogrammo, ed evitate di preparare la polpa la mattina per utilizzarla la sera.
Il trattamento della carne è buona parte della riuscita del piatto, preoccupatevi di più sulla qualità e sull’operazione di taglio, eliminate anche i più piccoli scarti.
Cercate l’eccellenza.
Come accompagnamento: Grignolino del Piemonte o Montepulciano della Toscana.

***


Tartare di manzo 
Mix di formaggi e un'ottima bottiglia di vino


Non è una bella cena romantica a lume di candela?